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da bambino giocavo con le pentole

La crisi de il manifesto

Il manifesto è in liquidazione coatta amministrativa, locuzione che spaventa e che tradotta in soldoni (che mancano) significa una condizione di crisi ed insolvenza che comporta un’amministrazione controllata da parte di un commissario a tutela dell’azienda e dei creditori.
Niente di irrevocabile, non è la necessaria anticamera della chiusura, certo è la certificazione di uno stato di crisi assai grave che può avere come evoluzione il fallimento.

“Il manifesto” continua ad avere un pregio che lo rende unico. Malgrado tutto, malgrado le critiche, i limiti, la perdita di copie, la scomparsa della sinistra di partito e le litigiosità endemiche della “famiglia”, continua ad essere tutto sommato punto di riferimento anche “affettivo” e in termini di appartenenza per una platea che va dal nipotino dell’autonomia operaia ( :D) passando per tutta la pletora di ottusità che caratterizza comunismi e sinistrumi vari, arrivando addirittura a chi pensa che si possa combinare qualcosa di buono ( che altri chiamerebbero di sinistra) nel PD. Ma non solo: oltre a questo ceto è tutto ciò anche per un composito arcipelago di persone semplicemente impegnate nei movimenti per i beni comuni e per i diritti.

Io non posso davvero dire a “il manifesto”, come fanno tant*, “per vendere di più dovete fare così”.
Perchè quella lo vuole meno vendoliano, l’altro più semplice, l’altro più colto, quelli là invece più movimentista, quello più socialista, l’altra dice che dà troppo spazio a casarini e landini e via dicendo. Ho le mie riserve sulle posizioni de “il manifesto”  ma mi astengo dal partecipare al coro, che ciascun@ vorrebbe che fosse il “suo” bollettino.
Perchè non credo che la ricetta ci sia, perchè non credo (è banale, in realtà) possa esistere IL modo per rendere “più bello” “il manifesto” . non perchè sia già bello, ma perchè in quel modo magari piacerebbe a me, ma non  a voi e viceversa.
Sono anzi convinto che le vendite de “il manifesto” prescindano o quasi da come viene scritto e concepito il giornale.
Dico di più: ho anche timore che un manifesto che vendesse e piacesse di più di quello attuale forse davvero piacerebbe meno a me, come ho spesso detto.
Perchè non credo nella maggioranza delle persone, se mi si passa la citazione. 😛

Qua e là il manifesto forse può migliorare ma sostanzialmente credo lo si debba prendere così com’è. Così come è espressione del collettivo che vi lavora.

Quindi evitiamo di dire ciascuno la sua tirandolo di qua e di là (tanto la sintesi non si trova) anzi, car* compagn* de “il manifesto”: astenetevi dal chiedere a lettrici e lettori come dovrebbe diventare “il manifesto”.

Anche perchè non ho nemmeno la certezza che l’opinione di lettrici e lettori lo possa migliorare (dal mio punto di vista, s’intende).

Ci sono difficoltà strutturali contro le quali si può fare poco: un paese poco avvezzo alla lettura che a prescindere dalla crisi della carta stampata ha sempre letto pochissimi quotidiani. Guardate i dati di altri paesi. Se pensiamo che il “corriere della sera” vende poco più di 400 mila copie in un paese di 60 milioni di abitanti.
C’è la sempre meno attitudine a relazionarsi con la complessità. Non è un caso che gli unici due giornali che hanno riscosso successo negli ultimi anni siano due prodotti a mio avviso orribili come “fatto” e, specularmente, “libero”.

C’è la strutturale atipicità del mercato italiano tra le posizioni di forza di editori impuri e l’andamento del mercato pubblicitario.

C’è la crisi della “sinistra” , delle sue forme tradizionali e non si può negare che il suo epilogo triste  al governo assieme a Prodi, passata dal 12% al 3% ,  sia parente di questa crisi.
Poi, sopratutto, ci sono i tagli ai contributi per la stampa “cooperativa”. Taglio che, diciamocelo, nel generico furore anticasta e/o grillino da una parte, con Monti dall’altra che è così serio che ogni cosa che fa è ben fatta, ha consenso, è legittimato.
E’ fondamentale che si riordini la questione facendo i giusti distinguo ma salvaguardando un bene comune e destinando risorse al pluralismo  altrimenti c’è poco da fare: non ce la si può fare.
Lascio ad esperti e esperte analisi più dettagliate su come concepire, sempre che sia possibile, un prodotto migliore, il rapporto carta / web, che non è il mio mestiere.

Nel frattempo: compratelo in edicola, magari fatevi un abbonamento web di un mese come ho fatto io. Perchè tutto sommato certe notizie e una dotazione minima di strumenti critici con cui guardare il mondo – almeno se parliamo di quotidiani – si possono trovare solo su il manifesto. Deve sopravvivere.

Un’ultima riflessione.
Anzi due. Sappiamo la vicenda di “liberazione”. Io spero che torni in edicola ma credo sia sciocco chiedere che liberazione e manifesto si fondano.
Non per settarismo o minotarismo: perchè sono cose diverse, come grassi e liquidi non possono esser solubili. Non credo debba approfondire di più questo aspetto e mi stupisco che alcun* auspichino ciò.

La seconda: il manifesto non è solo un quotidiano. E’ un soggetto politico. Ha una genesi ed una storia ben precise con radici nel gruppo che lo ha fondato, in una data epoca, in seguito alle vicende che conosciamo.
Qui, tra materialismo e se volete pessimismo, mi pongo un ultimo dubbio: i soggetti politici non sono eterni, assoluti. Sono prodotti del loro tempo, hanno una parabola, nascono, muoiono, diventano altro.
Accadesse anche all’atipica esperienza de il manifesto?

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7 pensieri su “La crisi de il manifesto

  1. Karlo Rizzi in ha detto:

    Mi piace, anche qui! 😉

  2. ccoti. in ha detto:

    Mi piace, mi piace, mi piace. Finalmente sei tornato a scrivere 😉

  3. grande! bel post, condivido tutto, augurandomi anch’io ovviamente che – pure nell’evolvere dei tempi ecc. ecc. – riesca a sopravvivere, lettrice infedele ora cerco di compralo tutti i giorni
    a dire il vero, sono anche tra gli stolt@ che hanno pensato che “potrebbe” “eventualmente” unirsi a Liberazione per l’unico motivo che anche questo è in crisi brutta, ma perplessa di mio dal fatto che l’unione tra un giornale di partito e uno che non lo è qualche attrito potrebbe provocarlo.. oddìo, se uno vuole scala anche le montagne, ma la sinistra quanto a collaborazione tra i suoi vari pezzi come dici, lascia un po’ a desiderare..
    ciao

  4. @giovanotta
    Ma cosa verrebbe fuori? Son proprio su due livelli diversi…snaturereswti il manifesto e faresti un torto a liberazione. Son proprio due cose che hanno ruolo e spazio diverso.

  5. lo so.. era solo una timida proposta per condividere e ottimizzare i costi di gestione, ma non la vedo tanto fattibile neanch’io, a meno appunto di non creare qualcosa di nuovo e diverso, dando ad esempio spazio anche ai movimenti che da soli non ce la fanno ad avere un qualche foglio stampato loro ecc. ma è dura mettere insieme aree della sinistra anche abbastanza contigue (figuriamoci quelle meno continue).. poi però non chiediamoci perché la sinistra in Italia non vince..

  6. off topic – come lo vedi Doria a Genova?

  7. continuo a dire che in questo caso specifico non si tratta di difficoltà ad unire sinistre contigue. Liberazione è un organo di partito.
    Doria? vedremo. 🙂

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