m0ltitudini

da bambino giocavo con le pentole

UNA BAD GODESBERG?

In questo post (LINK) analizzai una serie di elementi che connotano la strana democrazia parlamentare italiana.
Conclusi annunciando un seguito, eccolo qui.
Ovviamente l’intento è di natura analatico/politologica, nulla a che vedere con la militanza o la propaganda.
Lo preciso perchè non vorrei esser frainteso rispetto a ciò che sto per scrivere.
Quel che voglio fare è "osservare", aldilà della mia personale collocazione, lo strano fenomeno del parlamentarismo italiano, afflitto da "tare" , peculiarità e malfunzionamenti sin dal primo periodo post-unitario.
Peculiarità che hanno reso la dinamica partitica e parlamentare italiana unica in Europa, tanto nella "prima" quanto nella "seconda" repubblica, con la sua transizione così duratura che transizione più non è, evidentemente.
Quindi: mettendo da parte le mie posizioni su "stato", "democrazia" e "rappresentanza" (sarei quello che sono anche in Francia o Germania) è oggettivo che la "democrazia" italiana è strutturalmente "malata". Quindi..forse malata non è. Però funziona peggio delle altre democrazie europee ed ha tratti patologici e singolari evidenti (trattati nel post che ho linkato).

Credo che uno dei problemi alla base di tutti questi elementi critici sia stata la natura, il ruolo svolto e la dimensione  del PCI.
In tal senso, arrivo a dire che se il PCI avesse avuto, negli anni ’50, una sua "Bad Godesberg" (e non  la superficiale Bolognina fuori tempo utile), forse vivremmo in un paese diverso, con un assetto istituzionale più equilibrato e meno patologico, più "evoluto", insomma…senza parte di quei problemi di cui ho parlato nel post che ho linkato.
Il PCI era un partito di massa senza eguali in europa, nel panorama "comunista" (tranne, a tratti, il PCF francese ma in tutt’altro quadro). Lo scontro che negli altri paesi si giocava tra le forze socialiste/socialdemocratiche/laburiste e quelle conservatrici/popolari, in italia si declinava con, da una parte, un partito di massa non appartenente alla famiglia "socialista" europea, nominalmente, iconograficamente, culturalmente "comunista" e strutturalmente legato all’Unione Sovietica e, dall’altra, un partito democristiano "interclassista", animato da correnti assai diverse tra loro (da quelle più sociali a quelle più conservatrici). Tutto ciò nell’alveo delle compatibilità geopolitiche stabilite a Yalta.
Il PCI, in quel contesto, e sempre di più col passare degli anni, non poteva evidentemente aspirare ad esser alternativa di sinistra al governo democristiano.
Ciò era invece l’orizzonte cui ambivano le parti più avanzate del panorama partitico italiano: le correnti di sinistra del partito socialista (Lombardi ed altri) e quelle che dal PSI uscirono per dar vita al PSIUP (Libertini, Foa, Basso, culture di ispirazione "austromarxista", eccetera), contrarie (la faccio breve) ai governi di "centrosinistra" di allora, di cui intravedevano la natura anomala e "conservatrice" e che lavoravano (in modo assai "avanzato", c’è da dire) alla costruzione di un profilo "bipolarista" prefigurando una alternativa di "sinistra".
Piccolo inciso un po’ meno analitico e più partigiano, in termini di inclinazioni: tra le aree politiche e culturali italiane PARLAMENTARI di sinistra, credo che la quella zona a cavallo della sinistra socialista sia stata la più fertile, interessante ed avanzata del dopoguerra. Ingiustamente "stritolata" dall’agiografia berlinguerista e dal craxismo.
Come è andata lo sappiamo: questo profilo bipolare non venne raggiunto. Vinsero – convergenti in modo parallelo – le forze che preferirono "cristallizzare" la situazione, che vedeva la DC (a tratti assieme al PSI) in posizione centrale e "bloccata" al governo, e un PCI "bloccato" all’opposizione, pur non essendo certo una forza "rivoluzionaria", extraistituzionale o marginale. PCI le cui "evoluzioni" (dal compromesso storico al PDS, ai DS ed, infine, al PD) sono tutt’altro che tradimenti o cambi di rotta, ma perfettamente coerenti linee di sviluppo.
Fu la definitiva benedizione del consociativismo, fu sancito in quel periodo l’immutevole mutevolezza del quadro partitico ed istituzionale italiano. Era probabilmente l’ultima chance per uscire in parte da problemi che affliggevano l’Italia dal 1861.
Se il PCI si fosse liberato radicalmente da uno sterile dogmatismo, dall’ ortodossia filosovietica, se il PCI si fosse emancipato dalla contraddizione che lo vedeva esser partito strutturalmente all’opposizione ma perfettamente inserito nell’assetto di potere statale, in una situazione congelata e immutabile…insomma: se il PCI avesse avuto negli anni ’50 o anche ’60 una sorta di sua Bad Godesberg, vivremmo in un paese probabilmente migliore.
Perchè l’ipertofria burocratica italiana, la corruzione a livelli più elevati di quelli endemici, i palesi paradossi politici cui assistiamo da decenni, sono anche frutto di una situazione bloccata in quel modo per 50 anni, in virtù delle diverse rendite di posizione, quadro che ha sancito, bloccato e definito l’anomalia italiana.
Se quelle aree culturali di cui ho parlato avesser avuto l’egemonia sulle altre, si sarebbero create maggiori condizioni perchè si verificasse il quadro fantapolitico che ho tratteggiato.
Che è fantapolitico, quindi non si è dato perchè..non poteva darsi. Vorrei indagare perchè non poteva darsi. QUali elementi antropologici, culturali, sociali..strutturali, stanno alla base di ciò.
Come è finita, poi lo sappiamo: il PCI (che pure da una certa antropologia stalinista non si è liberato, nemmeno nei suoi eredi odierni) è finito travolto e costretto dagli eventi, fuori tempo massimo, aderendo "innaturalmente" ad una famiglia socialdemocratica della quale non poteva fare realmente parte, e per altro in una fase storica nella quale (come tutt’ora) i paradigmi socialdemocratici erano messi in crisi dal passaggio al postfordismo. Quello della creazione del pds non fu una reale trasformazione culturale, ma una operazione di cambio di iconografie di riferimento per legittimarsi come forza di governo, uno scontro giocato tutto solo su elementi identitari, sterili, stetici,  un passaggio frettoloso costretto dalla fine dell’URSS.

Se, per concludere, fosse accaduto tutto ciò…io sarei probabilmente l’estremista d’accatto che sono.
Probabilmente però lo sarei in un paese migliore.

p.s. il video non c’entra nulla. Però mi piace tanto la canzone. Interpol, slow hands.





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29 pensieri su “UNA BAD GODESBERG?

  1. post molto colto, cui però devo muovere obiezioni terra terra.

    intanto il pci all’opposizione c’è rimasto per non aver avuto la forza elettorale di superare la dc. e quando pareva esser lì per farcela, i poteri forti hanno mosso le leve per impedirlo, per impedire che i comunisti si impadronissero dell’italia.

    il pci non “poteva” emanciparsi, nel senso che l’emancipazione non era riconosciuta. d’altra parte ancora oggi c’è chi li chiama comunisti…

    da lì le scelte per affrancarsi dal passato e dai simboli, che hanno portato fino ai ds.
    altra cosa invece è il pd, che è una fusione con un altro partito. in questo caso la linea di sviluppo mi appare meno coerente (o forse il salto più grande).

  2. Siccome ho vissuto quel tempo, compreso il PCI, vorrei solo fare un chiarimento. La sinistra socialista, non è mai decollata in Italia, pure io votai PSUP, pure PSI, poi entrai nel PCI, e venivo da posizioni (erano i primi anni ’70) anarchiche. Penso invece che il declino revisionista della sinistra comunista e socialista, dipenda da altri fattori, tra cui il trasformismo ideologico e revisionistico come dico prima. Tant’è che tocca la sinistra a livello planetario. Non solo locale. Berlinguer, anzi è morto da comunista, basta leggere ciò che ha lasciato scritto. Solo che ci si dimentica che dopo il “compromesso-storico”, vedendo il prosieguo negativo, egli ,spiazzando tutti, lanciò “l’alternativa di sinistra”, ove tutti, compresi i socialisti, i radicali(allora a sinistra) ed anche le forze-extraparlamentari-, si tirarono indietro. Ciao e a presto.

  3. @Franco
    guarda, le obiezioni che muovi me le attendevo, e le condivido tutte, nel senso che non si contraddicono con quel che scrivo: son ovviamente elementi (cause ed effetti) di quello di cui parlo.

    Stanno in quella frase che dico che era una situazione che..non si è data perchè non poteva darsi.
    😉
    Insomma..fanta storia della politica italiana.

    Se non si fosse creata l’anomalia di un partito di massa allineato con l’urss, e se ci fosse stato un partito “socialdemocratico”, al suo posto…dico che saremmo in un paese migliore.

    Poi tra i motivi che hanno reso impossibile tutto ciò ci stan anche tutte le cose che dici tu, giustamente.

    Quando parli del fatto che ancora oggi li chiaman “comunisti” è – aldilà della cattiva fede di chi li chiama così – cosa che deriva dal frettoloso abbandono del PCI e dei suoi riferimenti iconografici perchè costretti dala storia.
    Non un percorso autonomo e reale, di emancipazione.

    Se la bolognina ci fosse stata nel ’60, avrebbe avuto altra valenza.

    Certo, stiam giocando un po’ con la storia, con “se” e “ma” improponibili.

    Il succo è che – e lo dico pur non essendo un socialdemocratico – secondo me avessimo avuto un un grande pci ma un grande partito socialdemocratico, magari guidato da lombardi , Foa e Lelio Basso, avremmo un paese con molte meno magange di quelle che ha, perchè si sarebbe comunque determinata una alternanza e non il sistema bloccato, consocioativo, bla bla.

    Il pd, ora..per banalizzare, è in buona parte l’evoluzione del dialogo con la DC degli anni ’70.
    Ne è la la versione in sintesi ed in sedicesimo.
    @Sar
    Grazie! Però – forse con delel ragioni – nel ’70 perseguì il compromesso e noin l’alternativa…

  4. Infatti nel nostro paese mancano storicamente quelle misure di integrazione sociale proprie di un welfare di tipo socialdemocratico. Basti pensare alla mancanza quasi totale di sussidi e sostegno al reddito rispetto alla media europea : noi siamo al 7% rispetto ad una media del 55%. Anche io che sono un estremista vorrei almeno aver potuto vedere questo aspetto di una democrazia tipo la Danimarca, la Norvegia o l’Irlanda ecc. Ma oggi pare che la socialdemocrazia sia impossibile e quindi a parlare di queste cose siamo rimasti noi dell’autonomia operaia 😉

  5. ahahaa, grande Babbuino.
    Bè, non sarà un caso se certe figure proprio da quelle storie che cito provengono…

  6. Interessante, come sempre, io però ho un piccolo dubbio … e se, ipotesi assurda, il parlamento fosse lo specchio reale de paese?

  7. @0x5
    ehhee, domanda interessante.
    Discorso anche difficile.
    E’ chiaro che un sistema politico ha radici nella società..nella cultura e nel paese di cui fa parte.
    Non è una cosa “aliena”.

  8. La presa di posizione sulla fertilità delle posizioni psiuppine me l’aspettavo, visto il tuo pensiero politico. Cmq, trovo anch’io che abbia prodotto cose molte interessanti quell’area politica. Forse perchè non bloccata dall’eccessiva burocratizzazione del PCI.
    Che dire. Posso essere d’accordo che all’Italia sia sempre mancata una forza socialdemocratica seria. Ma questo solo perchè avrebbe potuto eliminare la contrapposizione PCI (Unione Sovietica) – DC (Stati Uniti), che di fatto ha bloccato per tutta la prima repubblica l’alternanza di governo. Il fatto che la DC abbia governato per 50 anni ha fatto si che allungasse le mani su ogni risvolto della società. Di fatto oggi ancora governa. Se vai a vedere i dipendenti pubblici, specie molti dirigenti (non i vertici, ma i capi dipartimento), sono lì messi dalla DC. E a questa mentalità sono legati.
    Apparte questo, non vedo e continuerò a non vedere alcun motivo per cui il PCI avesse dovuto abbandonare la sua collocazione internazionale e le sue posizioni.

    D’accordo anche sull’inutile svolta del PDS.
    Tra l’altro, proprio stamattina parlavo con un Compagno della Sinistra l’Arcobaleno. Del fatto che Bertinotti spinga per affermare una forza socialdemocratica.
    Dicevo a lui quello che tu hai scritto approposito del PDS. Ovvero che oggi non avrebbe senso. Una politica democratica oggi non avrebbe ragione di esistere. Oggi si è andati oltre. O sei liberista o sei anti-liberista. Da questo binomio non si può sfuggire.
    Io, l’avrai capito, probabilmente avrei militato nel PCI fossi nato trent’anni prima, però non sono così geloso della falce e martello o del nome comunista. Non è un aggettivo o un simbolo che mi qualificano o squalificano, a seconda di come uno lo voglia vedere. Io sarei anche pronto ad abbandonare tutto questo per un nuovo soggetto, unitario e plurale per usare dei termini in voga.
    Ma non per dare vita ad una socialdemocrazia. Durante il congresso del 2005 andando per circoli a presentare il documento congressuale dell’ernesto, mi soffermavo spesso sul fatto che bertinotti citasse, nel suo documento e nei suoi discorsi proprio Godesberg. Credo che oggi continuerò a farlo. Perchè si vende come il futuro della sinistra italiana, un’idea di politica nata oltre 60 anni fa e che, negli stessi Paesi dove trovò seguito è difatto affossata. Oggi le socialdemocrazie sono il Labour, l’SPD, il Partito Socialista Francese. Coerentemente con la loro storia si sono evolute. La stessa Die Linke, alla quale Bertinotti guarda con sempre maggiore interesse, non aspira di certo ad essere una socialdemocrazia. Sta creando cose diverse. Per questo non accetta, a nessun livello, compromessi di governo con la SPD. Noi col Partito Democratico siamo pronti a fare lo stesso.
    Senza contare che noi dobbiamo fare questo soggetto con Sinistra Democratica che non è mai stata una forza socialdemocratica e che quindi non ha nel suo dna neanche questa storia politica.
    Lo ripeto, se sinistra deve essere, dev’essere anti-liberista, all’opposizione, perchè, se una politica riformista e socialdemocratica si poteva sostenere nei confronti del modello capitalista (per motivi legati al modo di produzione, fordista, tutto all’interno di confini nazionali) una politica di riforme del sistema liberista non è possibile. Non almeno su scala nazionale… e neanche europea.

    Dopottutto, e chiudo, io oggi sembro l’ultimo dei difensori del comunismo in Italia e quant’altro. Ma per me non è così. Io la mia militanza l’ho sempre fatta anche in associazioni (Greenpeace prima, Attac ora) dove da nessuna parte c’è l’appellativo comunista. Ed è dai tempi della mia militanza in Greenpeace che sono convinto che oggi è possibile trovare il coraggio di superare il vincolo con quell’appellativo, ma per un progetto politico ben chiaro e, con i giusti interlocutori. A mio parere i giusti interlocutori non sono Mussi e Pecoraro Scanio, ma i movimenti alter-mondisti, raccolti attorno ai Forum Sociali.
    Ovvio, che non metto in dubbio la natura Partitica e Parlamentarista.

  9. @andrea
    un tuo bello e lungo commento me lo aspettavo.
    Vorri ti fosse chiara che la mia non è l’apologia della socialdemocrazia (per altro morta). Non lo sono, non lo sarei stato.
    Questa è una foto, di cui cerco di mutare i contenuti..un “se” messo davanti alla storia degli ultimi 50 anni.
    Sono d’accordo su quasi tutto il tuo commento.

  10. Ci vuole una rivoluzione. Ci vuole!

  11. Non preoccuparti, lo so che non avresti potuto fare un’apologia della socialdemocrazia.
    Se poi mi fosse venuto qualche dubbio mi sarebbe bastata la fine del tuo post “io sarei probabilmente l’estremista d’accatto che sono”, per togliermelo.
    Sul fatto del commento lungo non ho saputo resistere. E che c’ho rivisto troppi discorsi che si rifanno in Rifondazione. Ma se il comunismo è morto – come dice qualcuno – anche la socialdemocrazia è morta, da 50 anni, come scrivi nel tuo commento.
    A presto.

  12. Senza entrar enel merito di cosa è morto e cosa è vivo, utile o inutile concordo pienamente: se al posto di un PCI al 30% ed un PSI al 10% (sto semplificando) avessimo avuro un partito laburista al 30% ed un partico comunista al 10%, vivremmo in un paese migliore.
    Un PCI fortissimo, unitamente alla situazione di paese di confine con la cortina di ferro, strategicamente importantissimo ha condizionato fortemente (diciamo che l’ha cristallizzata) la vita politica del dopoguerra, dando vita a “rendite di posizione” (che sopravvivono tuttora, infatti!).

  13. riflessioni interessanti. Ho appena finito di scrivere a degli amici di rete che io, ex iscritta PCI, mi sto incredibilmente spostando sull’ultrasinistra.. e che non mi importa se saremo 4 gatti a continuare a credere in un mondo migliore di questo…
    (sono estremista d’accatto pure io quindi 🙂
    Qualcosa deve essere successo, sì.
    qualcosa poteva andare diversamente, ma anni 50 era appena finita la guerra, i 60 il boom economico, il 70 gli anni di piombo (l’avanzata del PCI poteva proseguire indolore?..), gli 80 e 90 la crisi.. e qui mi fermo, sto ancora riflettendo su cosa è successo e perché
    ciao

  14. @skeno
    è quello che volevo dire, aldilà della mia appartenenza
    @andrea
    secondo me è “morta” da un po’ meno tempo..ma d’accordo.
    E il commento tuo non era inutilmente lungo, era lungo il giusto!
    @giovanotta
    eh, non lo sapremo mai…

  15. partendo dal fatto che io son “estremista per caso”-anzi dovrei proporlo come programma a siusi blady e patrizio roversi-credo che il pci ne abbia fatti di gravi errori.Dall’amnistia togliattiana,al compromesso storico che poi è finito nella farsa esilarante del Pd.Purtroppo è anhe vero che la politica parlamentare e democratica è assai complessa,fatta su compromessi spesso non capibili.Quindi il ragionamento che tu poni è come sempre giusto,ma viene affossato dalla Real Politik!

    ps:io invece mi son sempre chiesto come è possibile che la sinistra rivoluzionaria non si sia unita tutta su un terreno di lotta sovversiva,lasciando il tutto a un gruppo allo sbando…

    Io a differenza del compagno ernestino,ci tengo assai al simbolo della falce e martello e di chiamarmi comunista.Ci tengo non per nostalgismo,ma perchè proprio lo scntro con il liberismo ti porta a dover ridifinire un discorso sociale e politico anti-capitalista e di lotta.Non vaga,non con l’orgia di soggetti,ma puntando su un’avanguardia e sulla classe lavoratrice/studentesca.
    Berlinguer per me è tanto ben ricordato,per via della sua morte,non è mai stato a pare mio un genio della politica
    Meglio di me-che son un parolaio allo sbando- e forse di scalzone,ma ce ne eran tanti meglio d lui

  16. Oggi sarò brutale: in questo momento, è necessario (e doveroso) capire che essere comunisti non è tanto una questione di nomi, o di simboli.

    Il quadro politico attuale segna una svolta che tutti i compagni dovrebbero valutare a fondo: in ballo c’è l’azione legislativa (il Parlamento serve a questo, no?).

    Le nostre idee, per quanto non identiche – perché noi compagni amiamo i nostri mille distinguo -, oggi rischiano di essere del tutto estromesse dal processo legislativo (che è parte rilevantissima del processo di cambiamento che noi tutti desideriamo innescare, seppure muovendo da analisi e prospettive differenti).

    Noi stiamo per eleggere, a breve, un Parlamento in cui la parola “politica dei redditi”, ad esempio, non potrà nemmeno più esser pronunciata.

    Noi stiamo per eleggere un Parlamento che rischia di essere così profondamente sottomesso ai 2 grandi poteri extraparlamentari (Capitale e Vaticano), da avere la forza numerica di riscrivere interamente la nostra Costituzione repubblicana, subordinandola ai desiderata di queste forze anti-democratiche, senza dover nemmeno sottoporre le modifiche effettuate al vaglio della volontà popolare [*].

    Oggi è davvero in gioco il nostro futuro.

    E il dramma è che quasi nessuno se ne accorge…

    [*]Art. 138 Cost.

    Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

    Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

    Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

  17. @memento
    dici cose e segnali pericoli di cui colgo l’urgenza: anzi, credo – è quello che ho scritto in altri post e commenti – che ciò che segnali sia certo.
    Magari con Montezemolo presidente.
    Però questo “fanta” post è più rivolto al passato che all’attualità.
    per altrro una tua opinione su questo ritratto dell’Italia repubblicana mi premeva leggerla!

  18. @moltitudini

    Quegli anni io li ho vissuti solo attraverso gli scritti dei protagonisti.

    Fondamentalmente della tua analisi ci sono ‘solo’ due elementi che non mi convincono (sempre a condizione di non averti male interpretato, ovviamente):

    a) a me risulta che i dissidi interni prodotti dallo scontro con la realtà della deriva totalitaria stalinista si siano manifestati nel PCI già a partire dagli anni ’60; certo non con una pubblica abiura, ma una certa presa di distanze, mi pare che già ci fosse (anche Berlinguer, se non erro, quando incominciò a parlare di eurocomunismo voleva appunto segnare una certa discontinuità…). Piuttosto che l’amore per l’URSS quel periodo – anni sessanta/settanta, più o meno – fu segnato da una certa fascinazione per l’azione di Mao, se non sbaglio. Ma qui sarebbe utile anche l’apporto di qualche compagno che ‘ste cose le ha vissute, secondo me… 😉

    b) Sul PD come naturale evoluzione del “compromesso storico”, poi, dissento totalmente. Il PD non è più l’alleanza (già auspicata da De Gasperi…) tra cattolicesimo democratico e comunismo repubblicano. Il PD è qualcosa di nuovo e pericolosissimo. Né Moro, né Berlinguer avrebbero mai detto nulla di ciò che dichiara oggi Veltroni abitualmente su lavavetri, zingari, imprenditori che vanno capiti perché rischiano i propri capitali, deferenza verso il Vaticano, etc. etc.

  19. andrij83 in ha detto:

    Sulla Sinistra[..] link La presa di posizione sulla fertilità delle posizioni psiuppine me l’aspettavo, visto il tuo pensiero politico. Cmq, trovo anch’io che abbia prodotto cose molte interessanti quell’area politica. Forse perchè non bloccata da [..]

  20. FrancaFranca in ha detto:

    Mi dispiace io non sono socialdemocratica e non mi ritroverò mai in questa definizione.
    Io sono comunista e tale voglio rimanere. Se il partito prenderà un’altra strada, io non lo seguirò.
    Io rivendico con orgoglio le lotte fatte dal vecchio PCI e se una via italiana al comunismo non è stata possibile molto hanno influito influenze esterne…

  21. Ripasso con più calma, perché l’argomento merita molta attenzione… intanto un saluto!

  22. @franca
    hai colto questo post con spirito sbagliato: io non sono socialdemocratico , per altro categoria oramai morta.
    Qui dico qualcosa d’altro…
    @fronesis
    ripassa,eh.

  23. FrancaFranca in ha detto:

    Non ho detto che tu lo sia…
    Ho detto che io non lo sono e che voglio continuare ad essere comunista…

  24. Si..Franca..ma rispondendomi così ..come posso dire? Vai “fuori tema”.
    Anche io sarò, sarei stato, vorrei esser quello che sono.
    Ma qui ..come dire? ho tentato di guardare le cose da “distante”.
    Quali che siano le ragioni, il fatto di aver avuto un grande PCI è stato uno degli elementi di blocco e di anomalia della nostra democrazia.
    Certo, la storia non si fa con i “se”.
    Dico solo che -nell’ambito del confronto parlamentare – non avessimo avuto l’anomalia di un partito “filosovietico” ma uno di stampo socialdemocratico – avremmo un paese migliore, perchè -quali che siano i motivi – l’aver avuto un assrtto con un solo partito inevitabilmente al potere per 50 anni senza alternative, è stato sicuramente causa di tutta una serie di problemi che altre democrazie non hanno.

    (poi si..come dice Andrea…ho una certa sensibilità “psiuppina” che mi porta a ritener certe culture ingiustamente sottovalutate a causa dell’agiografia dei santini PCI..;))

  25. @moltitudini :

    Ok. Il grande partito socialdemocratico non l’abbiamo avuto a causa del dogmatismo del PCI (passami questa rozza sintesi… ;P).

    Ma ora?

    Questo dogmatismo “a vocazione minoritaria” che, seppur con diverse sfumature, non si accorge di quanto un PD così spostato a destra costituisca una minaccia per la Repubblica, non è ancora peggio?

    Ovvio che per me questa è una domanda retorica, visto che non si tratta certo di un crollo della Repubblica dovuto ad una Rivoluzione proletaria… Anzi.

  26. @memento
    ma certo che si!
    Ma, fammi esser altrettanto rozzo, è che rifondazione regge il moccolo!

  27. Sì, credo anch’io che le dinamiche interne al PCI, e soprattutto le sue scelte, abbiano pesantemente influito sulle “deviazioni” della politica italiana.Potremmo dire che è stato amministrato male, quel consenso, specie nell’era berlingueriana.Prima di tutto nel rapporto con gli elettori, che il più delle volte, non avendo basi conoscitive o convinzioni di fondo, si sono ritrovati a votare quel partito più per tendenza che altro, perchè in astratto veniva identificato come “quello della ipotetica svolta”.Su questo si è giocato molto, e non è un caso che tanta della base elettorale del Partito Comunista abbia modificato drasticamente le proprie convinzioni politiche, nei decenni.I politici e i giornalisti che provenivano da quell’esperienza e ora militano in Forza Italia, ad esempio, non si contano più.Ora, a posteriori, è difficile stabilire se si trattò in tutto e per tutto di una strategia idealmente perseguita, o dovuta a limiti e mancanze della struttura e degli organi dirigenti.Certamente, il fardello primario è stato senz’altro il richiamo, più o meno velato, all’Unione Sovietica.Da cui si sarebbe dovuto prendere con coraggio delle distanze più nette, e a tempo debito.Va anche ricordato che in questo senso Berlinguer dei passi avanti li fece (non ho un opinione così negativa della sua figura, malgrado di gran parte di quegli elementi che hai snocciolato egli sia stato in qualche misura l’esecutore diretto, credo comunque che di quel partito sia stato uno dei migliori esponenti, a conti fatti…), ma per tutta una serie di ragioni non si trattò mai di un passo decisivo, perfettamente compiuto.Un altro strabordante limite, da cui mai ci si liberò fin dai tempi togliattiani, fu il tema della laicità e il condizionamento ecclesiastico di cui si fu preda.Su tanti temi (penso soprattutto alla “condizione omosessuale”) quelle minoranze socialiste che hai ricordato, una parte dell’extraparlamentarismo ma anche i Radicali sono sempre stati avanti anni luce.Se nel resto d’Europa, sul terreno dei diritti civili, si sono fatti e si fanno tutt’ora passi da gigante proprio da parte di formazioni dichiaratamente socialdemocratiche (per nulla legate insomma all’ “iconografia marxista”), è proprio perchè quei partiti, in quei contesti, non hanno mai dovuto convivere con bardature ideologiche e “peccati originali” (quel marciume del PCI era diretta conseguenza del marciume stalinista, ciò è evidente).Il compromesso storico, poi, è stato un punto di partenza, uno snodo fondamentale, per l’operazione revisionistica che è andata sviluppandosi e definendosi negli anni.Il PD, diciamo, è l’approdo ultimo (o forse il penultimo…è notizia di oggi l’intenzione di Berlusconi di offrire a esponenti di quel partito dei ruoli di spicco all’interno del suo nuovo, probabile esecutivo).Poi sai, ragionare in termini assoluti coi se e coi ma, è sempre piuttosto complicato.La tua analisi è molto interessante e per diversi aspetti la condivido.La prefigurazione della cosiddetta alternativa di sinistra, come sai, la trovo tutt’oggi non solo praticabile e urgente, ma anche l’unico orizzonte possibile.Naturalmente dirlo o auspicarlo è una cosa, farlo è un’altra.Non c’è giorno in cui qualche triste figuro della Cosa Rossa non mi faccia allontanare, con vergogna, da questa prospettiva.Non lo so comunque se sarebbe bastato un PCI diverso, per avere oggi a che fare con un Paese migliore.Probabilmente le cause dell’anomalia italica sono rintracciabili anche altrove.Si può dire con certezza, però, che un PCI più autonomo, meno subalterno alle logiche di spartizione del potere, in minima parte avrebbe giovato.

  28. Concordo, però per colpa altrui, non di Enrico. Ciao.

  29. @marxetto grasssie

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