m0ltitudini

da bambino giocavo con le pentole

NON PERSONE

Questa volta inserisco non un pezzo mio, ma un interessante articolo di Alessandro Dal Lago.

Buona lettura. Ogni tanto qualcuno aiuta a ragionare.

Alessandro Dal lago

È difficile prevedere quanto durerà questo governo. Ma la sua esistenza precaria e variabile è legata all’alleanza di fatto di gran parte delle forze politiche in funzione anti-berlusconiana.

Dunque, un’alleanza moderata, centrista, a cui le cosiddette forze della sinistra radicale sono vincolate per non diventare il capro espiatorio di una crisi al buio. È quindi sicuro che il risultato tangibile del recente sussulto sia il rifinanziamento della missione in Afghanistan (dove la situazione sta degenerando di giorno in giorno), nonché l’affossamento dei Dico (anche se l’opinione pubblica, molto meno conservatrice dei suoi rappresentanti, appare favorevole).

Ma il campo in cui le aspettative pre-elettorali saranno probabilmente più deluse è quello dei diritti degli stranieri: revisione della Bossi-Fini, diritto d’asilo, Cpt. Come le esternazioni del ministro Amato avevano già indicato, su questo terreno il governo attuale, più che prudente, appare del tutto in linea con quelli precedenti. In gioco, infatti, non è tanto una posizione progressista contro una conservatrice, quanto una cultura comune che copre gran parte dell’arco parlamentare. Una cultura, oltretutto, coerente con le linee guida e le disposizioni degli organismi europei.
Sul diritto d’asilo, l’Italia è forse il paese più chiuso di tutti, ma per il resto si conforma alla strategia europea.

LA STRATEGIA EUROPEA:
1)L’immigrazione non è un diritto dei migranti, ma una risorsa dei paesi di immigrazione. Le esigenze del mercato del lavoro (in gran parte sommerso, come in Spagna, Grecia o Italia, o marginale o comunque indispensabile, come nelle economie più sviluppate) sono prioritarie. Vengano dunque badanti, manovali, operai ecc., ma solo alla condizione che la loro presenza sia regolata, controllata e comunque poco visibile.
2)L’immigrazione è un problema di sicurezza. Non si tratta tanto del pericolo di infiltrazioni terroristiche (che comunque è molto gettonato nelle relazioni dei servizi segreti, non solo italiani), quanto dell’assunto incrollabile che gli stranieri minacciano potenzialmente la solidità della compagine sociale. L’assunto è declinato in una varietà di luoghi comuni, di estrema destra (la «purezza» etnica o culturale), di centro («immigrazione uguale insicurezza») e perfino, ogni tanto e per fortuna marginalmente, di sinistra (l’immigrazione contribuisce al degrado della cultura del lavoro).


3)I clandestini minacciano le prerogative della sovranità degli stati e quindi i Cpt non possono essere chiusi. Al limite possono essere resi più efficienti, monitorati e meno «disumani», ma restano indispensabili per filtrare ed espellere persone indesiderate.
È la posizione dominante in Europa e corrisponde in tutto e per tutto a quella dell’attuale ministro degli interni.
La mia impressione è che quattro quinti del parlamento, se non di più, la sottoscriverebbero.


4) La strategia per affrontare la questione migratoria, oltre che repressiva, è culturale, non giuridico-politica. Si tratta dell’aspetto meno evidente e più ambiguo, ma vale la pena spenderci qualche parola. Per cominciare, i migranti non sono mai considerati soggetti portatori di diritti (attuali e potenziali), ma esseri bisognosi e soprattutto omogenei alla propria cultura. Solo integrando la loro cultura nella nostra, limiteremo i danni della loro presenza. Apparentemente, questa posizione «multiculturale» si contrappone a quelle xenofobe (per cui le «culture» dei migranti inquinano la nostra). Ma in comune hanno il fatto che il migrante non è un soggetto autonomo e soprattutto pari a noi, gli ospitanti. Da qui il rifiuto – ahimé, anche in questo caso, diffusissimo – di considerare lo straniero come cittadino. Minaccia e ospite tollerato per lo più, soggetto giuridico-politico mai.
Ripeto, le linee guida della strategia in materia di immigrazione sono europee (da Schengen in poi).

Quindi, non c’è da illudersi che il nostro governo – a parte le considerazioni di schieramento richiamate qui all’inizio – adotti una posizione autonoma. D’altra parte, basta vedere come il «mite» Zapatero ha agito a Ceuta e Melilla per comprendere che una politica progressista sulle questioni migratorie in Europa non c’è. L’agenzia per il controllo delle frontiere Frontex e i pattugliamenti congiunti nel Mediterraneo e in Atlantico (di fatto iniziative simil-Nato) spiegano a sufficienza la strategia europea. Su questo terreno l’Italia è autonoma dall’Europa, quanto lo è stata dagli Usa sulla base di Vicenza e lo oggi è in Afghanistan.
Se quanto precede ha un senso, ne discendono un paio di conseguenze, in particolare per le forze impegnate contro i Cpt e per i diritti dei migranti. La prima è sicuramente che una strategia esclusivamente nazionale in questo campo non paga. Purtroppo, l’evidente declino del movimento anti-globalizzazione non fa sperare. Eppure, una robusta ripresa trans-nazionale (se non altro in termini di comunicazione, diffusione e sensibilizzazione) appare come la sola condizione per riaprire il discorso sui diritti globali, almeno in Europa. Il che significa anche monitorare il sistema dei controlli che l’Europa ha subappaltato ai paesi rivieraschi della riva sud del Mediterraneo e dell’Africa occidentale. Oggi, la repressione del diritto di migrazione comincia nei deserti e nelle acque delle Canarie, di Gibilterra e del canale di Sicilia.


La seconda ha a che fare con la cambiale in bianco che alcuni hanno pagato all’attuale governo, forse nell’illusione che la presenza di forze radicali avrebbe dato impulso a un reale cambiamento di strategia. La delusione mi sembra evidente. Dove sono finiti i governatori anti Cpt? Qui non si tratta di fare generici proclami né di invocare secessioni parlamentari, ma di riflettere sull’inevitabile accomodamento alla «realtà» che ogni alleanza governativa impone alle minoranze di sinistra.
Sarà anche banale ripetere che è solo la forza dei movimenti a fermare o modificare le strategie politiche moderate. Meno banale è ricordare che tale forza si disperde inevitabilmente quando alimenta quella che Foucault avrebbe chiamato la «governamentalità».
Forse è il caso di cominciare a chiedersi se, soprattutto in materia di diritti fondamentali, l’autonomia dai governi non sia più produttiva della partecipazione.

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19 pensieri su “

  1. Devo darti ragione. Anche io credo che la situazione sia questa descritta nell’articolo. Più sto e più me ne accorgo e la vivo anche con un senso di estrema impotenza
    Ciao

  2. Non che lo si scopra ora.
    Cmq, non è mai troppo tardi.

  3. come del resto il tema del lavoro.Non è che abbia visto politiche diverse o miglioramenti in atto.Vabbè,ma che lo dico a fa?
    ciao,davide
    ps:del lago è una delle migliori firme del manifesto, mi pare che sia un professore universitario,no?

  4. Si Viga.
    E’ sociologo, era preside..”ai miei tempi”, di scienze della formazione.

    Credo sia una delle teste pensanti più utili ora in circolazone.
    Alcuni suoi libri sono ineludibili, secondo me.
    Sta qui a Genova, da qualche anno.

  5. il punto che più ho trovato INTRIGANTE è il quarto. se ne parla troppo poco ed è un peccato.

  6. anonimo in ha detto:

    Ti va se ci linkiamo nei blog preferiti ?

    Pensatoio

  7. ti/vi lascio un link dove è descritta la nuova legge amato-ferrero sull’immigrazione,(si parla di voto alle amministrative e di centri per il lavoro all’estero,con il patrocinio dello stato italiano mi pare, che dovranno selezionare i lavoratori,la figura dello sponsor ,ecc)

    http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/cronaca/immigrazione/novita-immigrati/novita-immigrati.html

  8. @pensatoio
    un link non si nega mai a nessuno… 😉
    @viga
    sbaglio, o non si parla di CPT, a parte la riduzione del loro numero?

  9. OT
    Per decidere quali contenuti sottoporre ad approvazione prima che vengano pubblicati sul blog, vai alla pagina BLOG – INVITATI – PERMESSI e seleziona dalla lista ciò che desideri filtrare.

    In questa pagina puoi anche personalizzare i messaggi che appaiono ai tuoi visitatori – dalla finestra pop-up dei commenti – prima e dopo il rilascio del loro intervento.

    Questi messaggi sono molto importanti: chi lascia un commento deve sapere perché questo non viene subito pubblicato, altrimenti può pensare che ci siano problemi 😉

  10. Non me ne ero mai accorto.

    Sia ben chiaro..spero e credo che non avrò mai modo di utilizzare tale opzione.

    Nei casi peggiori…(nazisti o diessini) cancello.
    🙂

  11. @Molti, è una cosa nuova 😉
    prima non si poteva…

  12. anonimo in ha detto:

    Ho letto questo a proposito della legge sull’immigrazione che si vuole introdurre (a parte la parificazione ai cittadini europei su alcune cose: concorsi nelle p.a.,elettorato passivo e attivo per le elezioni amministrative,…)
    “Nuovo circuito per i Cpt: centri d’identificazione per coloro che collaborano, centri di trattenimento solo per chi, in attesa di espulsione, non vuole dichiarare la propria identità.Chi finisce in carcere, infine, non potrà mai essere trasferito in un centro d’accoglienza come avviene oggi. Ci sarà, inoltre, un circuito intermedio dove finiranno i clandestini destinati all’espulsione perchè si sono sottratti all’identificazione.”
    E’ falso? Cioè un cambiamento forse c’è, è un inizio.
    laura

  13. anonimo in ha detto:

    secondo me l’autonomia dai governi dei movimenti è utile, efficace, produttiva solo se è di massa, come l’astensione.
    Se riguarda solo una minoranza l’effetto è l’opposto, si agevola il “nemico”, ammesso che ce ne sia uno.
    Se non c’è una partecipazione massiccia, meglio puntare ANCHE sull’influenza dei movimenti sulle forze politiche che da questi traggono linfa.
    laura

  14. anonimo in ha detto:

    Per capire di cosa si parla, molti politici andrebbero obbligati a vivere un paio di mesi nei cpt con le stesse risorse di cui dispongono gli altri carcer… ospiti.
    Una sorta di corso di aggiornamento professionale diciamo. Con i benefici, stipendio e pensioni di cui comunque disporranno poi, consolazione che i reclus.. gli internati nei cpt non hanno di certo come prospettiva per trarre energia e motivazioni, è un ben piccolo sacrificio. E siccome la mia fiducia nell’onestà della classe politica è molto relativa e consapevole del (pessimo) gusto voyeuristico del popolo italiano, si potrebbe unire all’esperienza una serie di reality, con telecamere tipo grande fratello, trasmessi sulla rai (rendendo un po’ più interessante il pagamento del canone) per riprendere questi politici immersi nel mondo dei cpt. Chi non resiste il periodo perde il “lavoro” di parlamentare o governante. Dopodichè, rimettersi al tavolo a discutere di cpt, tenendo presente che l’esperienza verrà ripetuta nel tempo, potrebbe produrre una sensibilità diversa…
    Alieno

  15. alieno,ma tu sfondi una porta aperta..bè,io li chiamerei campi di rieducazione!^_^

  16. anonimo in ha detto:

    Non avere mai avuto tessere e non identificarsi totalmente con una parte politica, ma valutare di volta in volta i temi e non fare scelte “per partito preso” a volte crea qualche difficoltà (per esempio l’accusa di qualunquismo, che tutto sommato è spesso meno offensiva e più onorevole dell’identificazione partitica a mio avviso…); ma regala anche qualche soddisfazione: sfondare una porta aperta, per esempio, senza l’accusa di strumentalizzazione o asservimento al megafono di parte.
    Quando una cosa è giusta è giusta, non è che si possa fare comunque il tifo per una cosa sbagliata come se fosse il tifo per la squadra di calcio del cuore ehehe. Che poi mi pare essere la politica di gran parte della classe politica attualmente al governo e di gran parte dell’elettorato volendo.
    Al Berlusconismo si è quindi opposto, vincente, il Mastellismo per esempio che si guadagna una plusvalenza politica altrimenti ingiustificabile (contando i voti almeno) aldilà delle ragioni o dei torti di merito. Il Mastellismo vincente consiste, in due parole, nel tenere le valigie sempre pronte, minacciando dimissioni e uscite dal consenso e nello stesso tempo restando sulla stessa politica iniziale senza grandi cedimenti.
    Una politica fruttuosa che però bisogna saper fare bene e che, alla sinistra radicale, pare non essere riuscita affatto per dire…
    Lo dico come osservatore esterno senza entrare nei meriti, tra l’altro non sono nè di sinistra radicale nè pro-Mastella.
    Anzi, la mia disaffezione verso la politica ha raggiunto picchi mostruosi.
    Alieno

  17. Purtroppo devo ammettere che ha ragione.

  18. @laura..
    a parte che..ne parleremo se e quando ci sarà la legge…sui CPt non è esattamente così.
    La proposta è arzigogolata e dice , da un lato, che i cpt continueranno ad esistere e vi sarà recluso chi non sarà stato possibile identificare, però..poi si dice anche che sebben identificato, l’immigrato non è immediatamente espellibile (manca il charter, ad esempio)…può andare nei cpt. Si dice che vi potrà finire anche chi accetterà consensualmente il rimpatrio.
    Insomma…non mi pare cambi granchè…di fatto.

  19. Laura….forse hai un po’ frainteso che significa autonomia dai governi.
    In ogni caso….prima che diventi di massa, qualcuno dovrà pur iniziare, no?

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